Vicino alla porta di casa di mio nonno restava un ceppo d’albero, lasciato lì apposta per sedersi. Ogni volta che da bambina mi sentivo giù, o sola, o non vista, senza saperne dare un nome, andavo a cercare quel posto, sull’altro ceppo accanto al suo. Lui non parlava molto. Bastava la sua presenza quieta, e quella quiete, stando vicino a lui, diventava anche mia. Da lì, piano, trovavo le mie risposte. Quando mi rialzavo, il mondo non era più lo stesso di prima.
Con gli anni quei momenti si sono fatti rari. Da ragazza avevo già imparato la fretta, e la calma di quel ceppo mi sembrava roba da bambini, qualcosa da lasciare indietro.
Un metodo clinico, anticipato senza saperlo
Guardando indietro, riconosco che mio nonno è stato il mio primo terapeuta, anche se nessuno dei due lo chiamava così. Quando più avanti ho studiato psicoterapia e counselling, ho ritrovato la stessa sensazione di allora, quella che in inglese si chiama homecoming e in francese chez moi: l’avevo già vissuta, seduta su quel ceppo, molto prima di avere le parole per descriverla.
Mi sono chiesta per anni cosa accadesse davvero in quei momenti. Non erano le sue parole, che erano pochissime. Era qualcosa che il corpo imparava a fare, semplicemente stando accanto a un corpo calmo. Oggi, dentro la lifestyle medicine, quel qualcosa ha un nome clinico: gestione dello stress. Ma il nome conta meno della lezione, che resta identica: gestire lo stress non significa solo parlarne, richiede una pratica reale, qualcosa che il corpo possa fare, non solo qualcosa che la mente comprende.
Il respiro, prima pratica a disposizione di chiunque
Anche il semplice respiro, reso un po’ più profondo, basta ad avviare quella calma nel corpo. La ragione è fisiologica: quando il respiro raggiunge il diaframma, questo muscolo, scendendo e risalendo, massaggia gli organi digestivi, come un piccolo stantuffo in movimento costante. Più il respiro si allunga, più quel massaggio continua, e più il corpo riceve il segnale che può abbassare la guardia.
Il corpo ascolta più dai sensi che dai ragionamenti
Gli organi interni comunicano con il cervello più di quanto si pensi comunemente: è il campo di ricerca oggi noto come asse intestino-cervello, che si amplia di anno in anno, anche se non lo considero un meccanismo identico per ogni persona o ogni circostanza. Quello che osservo più spesso, nel lavoro clinico, è che la gestione dello stress passa quasi sempre dai sensi prima che dal ragionamento. Alcuni esempi che vedo ricorrere:
- Un bagno caldo con sali Epsom o del Mar Morto, con poche gocce di olio essenziale: gli odori raggiungono le aree cerebrali legate alle emozioni passando dall’olfatto, prima ancora che dal pensiero.
- Un pomeriggio in un bosco, non necessariamente per camminare, ma per restare dentro l’odore del muschio e delle foglie cadute.
- Gli origami, o la cura di un orto: attività che richiedono una concentrazione totale, ed è quella stessa concentrazione, una forma di mindfulness, a produrre il rilassamento.
Il filo comune: legame, condivisione, Zone Blu
Molte di queste pratiche condividono lo stesso filo che mi legava a mio nonno su quel ceppo: il contatto con le persone che amiamo. Un abbraccio, uno sguardo, il tempo trascorso con chi si conosce da una vita intera: sono proprio le abitudini più frequenti nelle Zone Blu, le aree del pianeta dove si vive più a lungo e in salute, identificate dai demografi Michel Poulain e Gianni Pes e poi diffuse al grande pubblico da Dan Buettner, insieme al movimento e all’alimentazione.
Parte di questo legame si spiega con un ormone, l’ossitocina, associato al senso di calma e di appartenenza, rilasciato dal corpo nell’atto stesso della condivisione, non da un alimento in particolare. Mi domando spesso se parte del beneficio attribuito alla dieta mediterranea non derivi solo da cosa si mangia, ma anche dal tempo dedicato a prepararlo insieme: tagliare le verdure può diventare una forma di mindfulness, cucinare e mangiare insieme restano gesti di condivisione. È una mia riflessione personale, non un dato scientifico stabilito, ma è quella che guida il mio modo di pensare al cibo come atto di cura.
Un lavoro clinico che integra comprensione e pratica
Nel mio lavoro le due dimensioni restano insieme: capire le ragioni dello stress, attraverso la psicoterapia, e avere a disposizione strumenti pratici per allentarlo davvero nel corpo, non solo nella mente che lo riconosce. È una delle ragioni per cui affianco l’health coaching alla psicoterapia: la prima apre lo spazio per dare un significato a quello che si prova, la seconda offre le pratiche concrete che quel significato, da solo, non riesce a portare nel corpo.
Se questo articolo ti ha fatto ripensare a chi, nella tua vita, ti ha insegnato a calmarti prima ancora che tu avessi le parole per definirlo, può valere la pena parlarne con un professionista che consideri la gestione dello stress una pratica del corpo, non solo un argomento da affrontare a parole.
Questo articolo nasce da Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne che vivono tra due mondi: se vuoi riceverla ogni domenica, scrivimi in privato.
Marianna Trezza è psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling (il counselling sull’adattamento tra culture), con un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ha iniziato il suo percorso clinico nel 2003 e da quattro anni conduce anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel di Hampstead. Offre counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.
Leggi anche: Perché non si guarisce mai del tutto se si lascia fuori metà della propria vita dalla terapia – TherapyTribe, la puntata precedente della stessa serie, sul pilastro dell’alimentazione.