Da anni osservo la stessa cosa in studio: chi lavora solo con gli strumenti della psicoterapia, senza toccare il resto della propria vita, cambia solo in parte. Sta meglio, ma non del tutto. Una cliente me lo ha dimostrato con chiarezza, anche se non lo seppe mai lei stessa.
(Questa persona ha acconsentito esplicitamente a rendere pubblica la sua storia, perché altre persone potessero beneficiare dello stesso percorso di cura completo che ha aiutato lei: la sua vita, da allora, è cambiata in meglio. Per tutelare ulteriormente la sua identità, alcuni dettagli sono stati modificati: resta fedele l’andamento clinico.)
Una cliente che cercava sollievo dall’ansia, non un cambiamento di vita
Venne da me insoddisfatta del modo in cui il suo corpo reagiva, e dell’ansia che quella insoddisfazione le procurava. Con la terapia acquisì diverse tecniche di respirazione per gestirla quando arrivava. Era una donna che, vista da fuori, sembrava avere tutto risolto: un lavoro soddisfacente, una vita sociale ricca, un umorismo capace di metterla a suo agio con chiunque.
Eppure, ogni anno, all’arrivo della primavera, riconoscevo lo stesso schema: intensificava l’allenamento fino all’eccesso, si imponeva diete sempre più rigide, in previsione di settimane trascorse con amici storici, in un paese diverso dal suo, davanti ai quali voleva apparire in forma.
Lo stesso ciclo, ogni anno
Poi arrivava l’autunno. Tornavano lo stress lavorativo, gli orari serali, il bere più del necessario, i pasti fuori casa quasi ogni sera. A casa ordinava cibo da asporto, spesso caro ma povero di fibre e verdure, ricco di fritti e farine raffinate. Mangiava direttamente dai contenitori, beveva da lattine, non sporcava quasi mai un piatto. Andava a letto tardi e appesantita, si svegliava senza essersi davvero riposata, e reggeva la giornata a colpi di caffè e bibite zuccherate, saltando i pasti principali per poi abbuffarsi la sera. Sei mesi così, seguiti da sei mesi di diete drastiche e nuove iscrizioni in palestra: lo stesso copione, anno dopo anno.
Il rifiuto di collegare corpo e mente
Mi confidò che, quando le luci del “palcoscenico” estivo si spegnevano, restando sola, sentiva l’ansia riaffiorare. Un giorno le feci notare quel ritmo sproporzionato. Mi rispose che non era lì per cambiare il suo stile di vita, ma per liberarsi dall’ansia e dal senso di inadeguatezza, attraverso le tecniche terapeutiche di cui aveva sentito parlare. Le ricerche a cui avevo accennato, sul rapporto tra microbiota intestinale, infiammazione e umore, e tra oscillazioni della glicemia e picchi d’ansia, non la interessavano affatto. Era soddisfatta del proprio stile di vita, e non aveva intenzione di modificare ciò che la rendeva felice.
Il lavoro che proseguì, senza più parlare di cibo
Capii che non era ancora pronta ad accogliere quel messaggio, e smisi di insistere. Ci concentrammo su altre aree della sua vita: la sua autostima, l’idea di prendersi cura di sé nel senso di proteggersi invece che danneggiarsi, la gentilezza verso se stessa, l’attenzione alla propria sensibilità. Seduta dopo seduta, esplorando il suo passato, la vedevo progressivamente più riposata, più serena, più appagata.
Quello che cambiò senza che nessuno lo chiedesse
Tornò la primavera successiva. Non accennò più a diete rigide o allenamenti estremi, e io non ne feci parola, rispettando il suo silenzio sul tema. Eppure il suo corpo appariva più vitale, il viso più disteso, l’atteggiamento più calmo. Le restituii quell’osservazione, senza aggiungere altro. Mi disse che anche lei si sentiva così, dentro. E aggiunse che era grata per un consiglio che le avevo dato tempo prima: guardare Ricomincio da capo, il film che consiglio spesso a chi si sente bloccato a rivivere sempre la stessa giornata. Da quando lo aveva visto, aveva iniziato a riconoscere la ripetitività del proprio ritmo quotidiano, e a capire che senza cambiarlo, non sarebbe mai cambiato nemmeno il suo modo di sentirsi al risveglio.
Mi confessò, con un po’ di imbarazzo, di non ordinare più cibo a domicilio. Con il denaro risparmiato comprava ingredienti migliori e cucinava per sé. Il nuovo ritmo le permetteva di lavorare meno ore, tornare a casa prima, mangiare prima, coricarsi prima, svegliarsi presto per allenarsi, non più per sei mesi l’anno ma per tutto l’anno. Faceva colazioni sostanziose ed equilibrate, senza più i cali di energia da correggere con zuccheri ed eccitanti, e manteneva un’energia costante durante il giorno. I suoi progressi non li notavo solo io: anche sul lavoro le avevano affidato maggiori responsabilità.
Era, naturalmente, il momento di concludere il percorso terapeutico. Ma fu l’ennesima conferma che non si guarisce mai del tutto se alcune aree della propria vita restano fuori dal cambiamento. Fu anche una delle ragioni per cui tornai a studiare: per offrire fin da subito un approccio che considerasse la persona pienamente soddisfatta solo quando mente, corpo e spirito lavorano insieme, non separatamente. Approfondii la fisiologia del corpo attraverso la biomedicina e la naturopatia, e oggi affianco l’health coaching alla psicoterapia, come approccio integrato.
C’è una fase della tua vita in cui torni a occuparti di te, e un’altra in cui te ne dimentichi quasi interamente?
Se questo articolo ti ha fatto pensare a due aree della tua vita che tieni volutamente separate, convinta che l’una potesse reggersi senza l’altra, può valere la pena parlarne con un professionista che non lavori sulla mente isolandola dal resto.
Questo articolo nasce da Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne che vivono tra due mondi: se vuoi riceverla ogni domenica, scrivimi in privato.
Marianna Trezza è psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling (il counselling sull’adattamento tra culture), con un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ha iniziato il suo percorso clinico nel 2003 e da quattro anni conduce anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel di Hampstead. Offre counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.
Leggi anche: Perché il movimento è il modo più diretto per ascoltare il corpo, non solo per allenarlo – TherapyTribe, la puntata precedente della stessa serie, sul pilastro del movimento.