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Hai lasciato tutto per amore: cosa succede a chi resta quando quella storia finisce

Marianna Trezza -The Growing mindset

Marianna Trezza, psicoterapeuta italiana a Londra, spiega cosa succede alle donne italiane all’estero che hanno lasciato tutto per amore, quando quella storia finisce

C’è un giorno, dopo la fine, in cui ti guardi intorno: la casa, la lingua, le facce per strada. E ti chiedi, per la prima volta con questa chiarezza: se sono qui per te, e tu non ci sei più, perché sono ancora qui?

Il lavoro che non ti aspettava più

Non sei venuta all’estero per un lavoro, o per un sogno tutto tuo. Sei venuta per amore. Hai lasciato un lavoro che amavi, per cui avevi studiato anni. Quando la storia è finita, quel lavoro non ti aspettava più da nessuna parte. Non un lavoro qualsiasi: quello giusto. Quello che ti eri costruita.

Quando l’hai lasciato andare, sembrava che andasse bene così: per amore si rinuncia, no? Ma adesso non hai più il lavoro dei tuoi sogni, non hai la tua indipendenza, e non hai nemmeno più la gioia di quell’amore. È come aver perso un treno che non ripasserà.

La doppia perdita: l’amore e l’amicizia insieme

Ti eri ambientata. I suoi amici erano diventati anche i tuoi: le cene, i weekend, le facce che riconoscevi per strada. E quando vi siete lasciati, quegli amici sono rimasti con lui. Non hai perso solo l’amore. Hai perso anche l’amicizia, nello stesso momento, senza nemmeno il tempo di piangerne uno prima dell’altro. Un giorno avevi tutto. Il giorno dopo avevi niente.

Anche il cognome, ancora, è il suo

Hai preso il suo cognome quando vi siete sposati. E quando la storia è finita, hai scoperto che non potevi tornare indietro nemmeno con quello: nel lavoro, nella tua carriera, ti conoscono così, con il suo nome, non più il tuo. Cambiarlo di nuovo avrebbe voluto dire ricominciare anche lì, spiegare a ogni cliente, ogni collega, perché all’improvviso sei un’altra persona sulla carta.

Il cognome è una cosa strana da perdere, perché non lo perdi mai davvero: resta lì, sulla carta d’identità, sul citofono, nella firma delle email, anche quando l’uomo che te l’ha dato è già in un’altra storia. Sei ancora la signora Rossi per la banca, per il dottore, per i colleghi che ti hanno conosciuta così dieci anni fa. E ogni volta che qualcuno lo pronuncia, per un attimo, solo un attimo, torni a essere sposata, anche se non lo sei più.

Tornare al tuo cognome da nubile sembrerebbe la scelta più semplice. Ma nessuno ti dice che significa anche questo: spiegare a chi ti conosce solo per lavoro perché all’improvviso sei un’altra persona sulla carta, rifare i documenti, i biglietti da visita, il profilo costruito in anni. È un secondo divorzio, quello burocratico: più piccolo del primo, ma stranamente più lento a chiudersi.

Un paese che non hai mai scelto

E sei rimasta in un paese che non hai mai davvero scelto: a sceglierlo, allora, era stata la storia che vivevi, non tu. La sua casa non è mai diventata la tua. La sua nazione non è mai diventata la tua. Quel paese, se devi essere onesta, non ti era mai piaciuto: sentivi che l’aria puzzava, e non l’hai mai detto a nessuno.

Nel mio studio a Londra lo sento raccontare in mille modi diversi, ma la struttura è quasi sempre la stessa: sono arrivata per amore, e ora che quell’amore non c’è più, che ci faccio ancora qui?

Chi resta, e perché

C’è chi resta per i figli, non per scelta ma per un patto mai scritto e mai detto ad alta voce, ma sentito in ogni conversazione su dove vivere, chi decide, chi porta i bambini da chi: se te ne vai, non li vedrai come vorresti. E così resti, in un paese non tuo, sacrificando ogni giorno un pezzo di quello che avresti voluto per te, perché loro possano continuare a vedere il padre.

C’è chi dice “tornerei a casa domani”, e lo dice sapendo che non lo farà. Non domani. Forse mai. Insieme da tanti anni, incapaci di separarsi del tutto, in una prigione così gentile che da fuori nessuno la riconoscerebbe come tale.

C’è anche chi non è tornata indietro nemmeno un secondo, e oggi ha una casa tutta sua, costruita apposta per non doverla più condividere con nessuno. E chi dice “almeno sono libera”, con la voce di chi ha vinto qualcosa, ma perso qualcos’altro, nello stesso respiro.

Quello che costruisci, e quello che ti viene dato

Non sono venuta qui per amore. Ma conosco quella delusione, a ventiquattro anni, in un altro paese, per un’altra persona, di scoprire che il terreno sotto ai piedi non era mai stato tuo: era solo preso in prestito da qualcun altro. Ho fatto in modo che non accadesse più.

Quello che costruisci con le tue mani, una carriera, una competenza, una versione più solida di te, non te lo può togliere nessuno. Ma quello che ti arriva perché qualcun altro te lo dà, un lavoro trovato tramite lui, una casa intestata a lui, un’identità presa in prestito da una storia che non era mai stata solo tua, resta sempre nelle mani di chi te l’ha dato, non nelle tue. E può esserti tolto esattamente come ti è stato dato: senza preavviso, da un giorno all’altro.

Quello che nessuno dice è che restare, per i figli, per l’abitudine, perché non sai più separare cosa era tuo da cosa era suo, non è debolezza. È un conto che si paga in silenzio, ogni giorno, e che nessuno vede scritto da nessuna parte.

🌿 Marianna

E tu, se sei arrivata qui per amore, e l’amore è finito o è cambiato, cosa hai dovuto sacrificare di te per restare? E cosa, di quello che credevi tuo, non lo è mai stato davvero?

P.S. Se qualcosa ti risuona, scrivimi: voglio sapere come hai risposto a questa domanda, o se ti stai facendo un’altra domanda proprio adesso. E se conosci qualcuna a cui potrebbe interessare leggere questo articolo, condividilo pure.

Questo articolo fa parte di Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne italiane all’estero: arriva prima via email, ogni domenica.

Se vuoi saperne di più su come lavoro, trovi tutte le informazioni su Counselling & Hypnotherapy in Kentish Town, Gospel Oak & Online.

Chi è Marianna Trezza

Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613),

con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull’adattamento tra culture, oltre a qualifiche in

Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College),

Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College),

Energy Psychology Techniques,

Spiritual Life Coaching (CMA) e un

Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).

Ho studiato Comunicazione e Media all’Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia,

e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent’anni fa,

con adolescenti a Youth Reach (Greenwich),

adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets)

e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.

Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.

Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano: a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath, oppure online, per donne italiane all’estero in qualsiasi parte del mondo, e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell’appartenenza lontano da casa.

“Parole sulla soglia” è una rubrica settimanale per donne italiane all’estero che vivono tra due mondi: la vita costruita qui, le radici rimaste lì, e quel senso sottile di non sentirsi mai completamente a casa. Ogni settimana condivido storie brevi, riflessioni e frammenti, maturati in oltre vent’anni di pratica clinica da psicoterapeuta italiana a Londra: parole per dare forma alla nostalgia, alla fatica di tradursi, al senso di colpa, al burnout, alla solitudine e al desiderio di tornare a sentirsi intere. È uno spazio di riconoscimento. Un piccolo luogo dove fermarsi, respirare e ritrovare una parte di sé.