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 Londra siamo tutte italiane. Poi qualcuna se ne va.

Marianna Trezza -The Growing mindset

 Londra siamo tutte italiane. Poi qualcuna se ne va.

C’è un pranzo che si ripete, ogni volta che qualcuna se ne va.

 

Non abbiamo mai una casa abbastanza grande per ospitare tutti. Qui gli affitti non lasciano spazio per tavoli da dodici. Allora ci si trova in un parco. Ognuna porta quello che ha cucinato a casa sua: gli gnocchi alla sorrentina di una, le orecchiette pugliesi di un’altra, la pasta alla norma, la polenta taragna di chi è valtellinese, il tiramisù di chissà quale nonna. Venti piatti diversi, venti modi di dire “sono qui, ti porto un pezzo di casa mia, della mia storia, delle mie radici, delle mie tradizioni.”

 

A Londra non sei più catanese o biellese, sei italiana e basta. Le differenze campanilistiche che in Italia sembravano insormontabili, qui si dissolvono. Resta l’arte di stare a tavola per ore, di parlare tra una pietanza e l’altra senza fretta. Pacche sulle spalle. Risate grasse, guardandosi dritte negli occhi. Una mano che si posa su un braccio senza pensarci due volte. Ci si tocca per dirsi che ci si vuole bene e nessuno si scansa, pensando che non rispettiamo le distanze. Noi lo sappiamo: non è invasione. È casa.

 

E poi arriva il momento. Gli abbracci, i baci sulle guance, qualcuno che piange. “Ci teniamo in contatto” lo dici sapendo già come va a finire. I messaggi all’inizio, poi meno, poi solo gli auguri di compleanno su WhatsApp, poi più niente. Non per mancanza di sensibilita’. Perché la vita va avanti, e voi non siete più nella stessa città.

 

E il giorno dopo sei di nuovo al punto di partenza.

 

Non lo dici ad alta voce. Ma qualcosa dentro di te ha già deciso: basta aprirsi così. Basta investire così. Non per cattiveria, per sopravvivenza.

 

Eppure, sono sempre gli altri che vanno via.

 

Anche quando hai messo radici. Anche quando hai costruito, hai scelto, hai deciso che questo è il posto. Il mondo attorno continua a muoversi e tu resti ferma a guardarlo. Hai scelto di restare. Ma restare non protegge da niente perché sono sempre gli altri che decidono di andare.

 

Come hai fatto tu, una volta, con qualcuno che amavi in Italia.

A volte, nel mio studio di psicoterapeuta a Londra, sento frasi come queste:

“Ogni volta che i miei amici dell’epoca partivano era una fucilata al petto, un capitolo bellissimo che si chiudeva.”

“Continuo a investire in relazioni nuove. Continuo testardamente. Ma sono stanca.”

 

Non sono parole di donne fragili. Sono parole di donne che hanno già dato. Che hanno aperto, investito, ci hanno creduto  e poi hanno visto partire anche quelli.

 

Man mano che il tempo passa, capiamo che difficilmente possiamo rimpiazzare quei rapporti cominciati in residenza universitaria, nei primi anni folli all’estero, quelli da sempre e per sempre.

 

Non perché siamo incapaci di amare. Perché richiedono qualcosa che il tempo all’estero non sempre dà: la continuità.

 

Nella stanza di terapia, lo sento spesso: “Quando vado in vacanza mi intristisco. Non c’è nessuno di cui mi fido abbastanza da lasciare le chiavi di casa.”

 

Qui le cose funzionano meglio che in Italia ma il silenzio della solitudine pesa più di qualsiasi cosa tu abbia lasciato là.

 

C’è qualcosa di specifico in questa solitudine. Non è la solitudine di chi non ha mai avuto amici. È la solitudine di chi ne ha avuti, e li ha persi, non per colpa di nessuno, ma perché questa vita è fatta così: le persone arrivano, costruiscono, e poi vanno.

 

E tu resti.

 

Eppure quando pensi a dove vorresti essere, la risposta non è semplice.

 

Perché “casa” in Italia non era il Mulino Bianco. Era i conflitti in famiglia, il lavoro che non bastava o non c’era, le opportunità che sembravano riservate ad altri, la burocrazia, il peso di tutto quello da cui sei partita. E “casa” qui non esiste ancora, non abbastanza da lasciare le chiavi a qualcuno.

 

A Londra, a Berlino, a New York, la Barilla si trova. “Dove c’è Barilla, c’è casa.” La pasta c’è. Casa no. Ma dove sei tu, in tutto questo?

 

Scrivimelo, e raccontamelo — se ti fa piacere.

 

A domenica.

Marianna

 

P.S. Se conosci una donna italiana all’estero che si riconoscerebbe in queste parole, mandagliela.