Skip to content

Quando un naturopata smise di darmi consigli sul sonno, e mi restituì la responsabilità di me stessa

Marianna Trezza -The Growing mindset

Allora ritorna quando avrai fatto queste due cose.” Sono le uniche parole che un naturopata mi disse, il giorno in cui gli chiesi come dormire meglio. Nel mio lavoro di psicoterapeuta italiana a Londra, con donne che vivono da anni tra due mondi, ripenso spesso a quanto tempo può volerci prima che una consapevolezza raggiunta in seduta diventi davvero un cambiamento nel corpo.

Chi era Filippo, e perché decisi di fidarmi di lui

Lo conobbi trent’anni fa, in un periodo in cui mi ero avvicinata al mondo della meditazione e a persone che avevano scelto di vivere secondo i tempi del corpo, non secondo quelli imposti da fuori. Filippo aveva lavorato per anni come chimico, poi si era rimesso a studiare per diventare medico omeopata. Io, formazione scientifica, andai a conoscerlo per curiosità più che per convinzione.

Lo raggiunsi in una cascina vicino a Roma, dove teneva le sue visite in un ambulatorio circondato da centinaia di alberi di nocciole, con il canto naturale di migliaia di uccelli che entrava senza sosta dalle finestre. Non indossava il camice, solo abiti semplici, e aveva due occhi blu così trasparenti che mi sentii vista, in quell’incontro, più di quanto mi fossi mai sentita vista prima.

Guarita, eppure incapace di cambiare le mie abitudini

Nel giro di pochi mesi risolse un problema di salute che mi portavo dietro dall’adolescenza, uno che la medicina ufficiale non era riuscita a curare in oltre quindici anni. Ma la guarigione, da sola, non bastò a farmi ascoltare il resto di quello che Filippo aveva da insegnarmi. Lavoravo nella City di Londra, in una vita costruita lontano da dove quella saggezza sarebbe stata più facile da mettere in pratica, e la mia ora più presta per andare a dormire era mezzanotte.

Per anni Filippo mi parlò del potere riparatore del sonno, e mi spiegò anche il ritmo circadiano secondo la medicina tradizionale cinese: ogni fascia di due ore della notte corrisponde a un organo diverso, e svegliarsi sempre alla stessa ora nel cuore della notte segnala uno squilibrio proprio in quell’organo. Io ascoltavo, capivo, e continuavo esattamente come prima.

Le due domande che non erano un rimedio

Con gli anni diventammo amici veri, del tipo che si parlano senza troppi giri di parole. Fu forse per questo che, il giorno in cui gli chiesi un rimedio per dormire più a fondo, non mi rispose da guaritore paziente ma da amico stanco di ripetere le stesse cose: mi fece solo due domande, se andassi a letto presto e se bevessi abbastanza acqua durante il giorno.

Gli dissi la verità: andavo a dormire quasi sempre dopo mezzanotte, e di acqua ne bevevo pochissima. Non mi diede nessun rimedio. Mi disse soltanto: Allora ritorna quando avrai fatto queste due cose. Non era un rimedio quello che mi stava negando: era la responsabilità di due scelte che erano solo mie, ed erano rimaste sempre solo mie da restituire.

Dalla psicoterapia alla naturopatia, trent’anni più tardi

Poco dopo iniziai a studiare psicoterapia. Capivo sempre di più della mente umana, ma continuavo a vivere in modo smisurato, esattamente come prima di conoscere Filippo. Con più di cinquant’anni alle spalle, mi sono rimessa a studiare la naturopatia, esattamente come aveva fatto lui trent’anni prima di me: non per allontanarmi dalla psicoterapia, ma perché avevo capito che i suoi risultati restavano incompleti senza un pezzo, l’implementazione della consapevolezza nella vita di tutti i giorni.

Studiando, mi sono tornati in mente, uno alla volta, i pezzi di saggezza che Filippo mi aveva distillato per anni. Ogni pezzo ha trovato il suo posto, come in un puzzle che finalmente restituisce l’immagine intera di una persona in equilibrio tra corpo, mente ed emozioni.

Quello che la consapevolezza da sola non ripara

So per esperienza diretta quanto sia difficile andare a dormire presto, e quanto tempo serva per costruire una routine della sera che tenga davvero. Nel mio lavoro clinico vedo la stessa cosa spesso: si può essere consapevoli, aver esplorato ogni angolo della propria psiche, e continuare comunque a non riparare, se il sonno resta troppo tardivo o troppo breve. Si può parlare, capire, restare comunque dentro la stessa ansia e la stessa fatica a trovare soluzioni, perché al corpo non abbiamo ancora dato le condizioni per rigenerarsi davvero.

Se questo articolo ti ha fatto pensare a un consiglio che conoscevi da anni, e che hai ascoltato per davvero solo quando qualcuno ha perso la pazienza con te, può valere la pena parlarne con un professionista che consideri il corpo e la mente come parte della stessa storia, non due binari separati.

Questo articolo nasce da Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne che vivono tra due mondi: se vuoi riceverla ogni domenica, scrivimi in privato.


Marianna Trezza è psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling (il counselling sull’adattamento tra culture), con un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ha iniziato il suo percorso clinico nel 2003 e da quattro anni conduce anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel di Hampstead. Offre counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.

Leggi anche: La saggezza che il corpo conosce prima ancora della scienza – TherapyTribe, la puntata precedente della stessa serie, sulla saggezza vissuta di suo nonno.