Avevo trent’anni e lavoravo in banca, in un ambiente competitivo e in gran parte maschile. Una collega più anziana di me mi incontrò vicino alla fontanella dell’acqua e mi disse che non mi vedeva con il solito brio.
Le spiegai che avevo l’emicrania, la stessa che tornava ogni mese fin da quando avevo avuto il primo ciclo. Mi disse che avrei dovuto restare a casa. Le risposi che non era pensabile: in quel contesto non potevo permettermi di assentarmi due giorni al mese. Lei mi guardò e mi chiese soltanto: “Perché no?”
Non trovai una risposta in quel momento. Quella domanda, però, mi è rimasta dentro per molti anni, senza una risposta pronta.
Col tempo ho capito che non era la prima lingua del corpo che avevo imparato a mettere da parte per restare al mio posto:
- lo avevo già fatto con la lingua stessa, quando dall’italiano passavo all’inglese
- lo avevo fatto con le emozioni, ammorbidite per non disturbare
- lo avevo fatto con quello che ero, piegato per sembrare quello che serviva essere
Un modello per leggere il corpo, non per etichettarlo
Con gli anni ho imparato a riconoscere che, ogni mese, passavo attraverso quattro fasi molto diverse tra loro, sempre nello stesso ordine. Alexandra Pope e Sjanie Hugo Wurlitzer, co-direttrici della scuola Red School, descrivono questo schema nel libro Wild Power: Discover the Magic of Your Menstrual Cycle and Awaken the Feminine Path to Power (Hay House, 2017), chiamandolo il modello delle quattro stagioni interne.
In un ciclo di esempio di ventotto giorni, lo schema è questo: l’inverno interiore corrisponde ai giorni del sangue, la primavera interiore ai giorni immediatamente successivi, l’estate interiore al periodo centrale vicino all’ovulazione, l’autunno interiore ai giorni che precedono il ritorno del sangue.
Nella mia esperienza personale, l’inverno interiore chiede soltanto di fermarsi e ritirarsi. La primavera interiore riporta curiosità e voglia di ricominciare. L’estate interiore è il momento in cui mi sento più piena e più visibile. L’autunno interiore, infine, assottiglia la pazienza e rende la voce più diretta, portando a galla quello che nelle settimane precedenti avevo scelto di non guardare.
Vale la pena dirlo con chiarezza, prima di dare a questo modello un peso che non ha: non è una diagnosi medica, è uno strumento di consapevolezza pensato per chi vive un ciclo attivo. Chi convive con emicranie, dolore significativo o cicli irregolari dovrebbe comunque parlarne con un medico: il modello non sostituisce quel parere, lo accompagna.
Perché dare un nome a ogni fase cambia qualcosa
Dare un nome a ciascuna delle quattro fasi mi ha permesso di smettere di aspettarmi da me stessa la stessa energia e la stessa disponibilità in ogni giorno del mese. Nessuna delle quattro stagioni è meno legittima delle altre.
Ci ho messo anni ad arrivare a una risposta per la mia collega, vicino a quella fontanella. Ma oggi riposo davvero nei giorni del sangue, invece di continuare a chiedermi perché non dovrei fermarmi.
Quello che vedo nel lavoro con le donne che vivono lontano da casa
Nel mio lavoro con donne che vivono fuori dal proprio paese, l’ascolto del corpo è spesso il punto da cui si parte per ascoltare anche il resto: le emozioni addolcite per sembrare più accettabili, i bisogni rimandati per restare al proprio posto in un contesto nuovo. Per molte di loro, la lingua del ciclo è semplicemente la prima lingua del corpo che non è mai stata insegnata, proprio mentre si imparava a tradurre ogni altro aspetto di se stesse: la lingua parlata, le emozioni mostrate, il modo di presentarsi agli altri. Imparare ad ascoltare quella lingua, invece di continuare solo a tradurla, è spesso uno dei passi che porta a sentirsi più a casa in se stesse, ovunque si viva.
Se questo articolo ti ha fatto pensare a una domanda che non hai mai saputo rispondere riguardo al tuo corpo, può valere la pena parlarne con un professionista che consideri l’ascolto del corpo parte integrante del lavoro terapeutico.
Questo articolo nasce da Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne che vivono tra due mondi: se vuoi riceverla ogni domenica, scrivimi in privato.
Marianna Trezza è psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling (il counselling sull’adattamento tra culture), con un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ha iniziato il suo percorso clinico nel 2003 e da quattro anni conduce anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel di Hampstead. Offre counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.
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Fonti: Red School — The Inner Seasons of the Menstrual Cycle, Red School — Wild Power, Red School — About