“Ho l’impressione che la comunità di prima, quella lasciata in Italia, non si ricostruisca più altrove.” Nel mio studio a Londra, dove lavoro da oltre vent’anni come psicoterapeuta con donne italiane che vivono fuori dall’Italia, sento questo pensiero espresso in molte forme diverse, quasi sempre con lo stesso sottofondo di rassegnazione.
Perché la solitudine da expat non è solo mancanza di persone
Nel lavoro clinico che faccio da anni con questa popolazione, riconosco alcuni pattern ricorrenti:
- Conoscenti numerosi, ma pochi legami che reggono nel tempo
- La sensazione che le amicizie vere “siano rimaste in Italia”
- La fatica di dover continuamente spiegare chi si è, da dove si viene, perché si è qui
- L’idea che ricostruire una comunità come quella di prima sia ormai impossibile
Quest’ultimo punto è quello che vedo cambiare più spesso, quando una persona trova un contesto che risponde a un bisogno preciso: non essere circondata da altre italiane, ma essere in un luogo dove non serve più tradursi.
Un esempio concreto: il Kenwood Ladies’ Pond
Frequento ogni giorno, da mesi, un laghetto per sole donne dentro Hampstead Heath, a Londra: il Kenwood Ladies’ Pond. Non è una community italiana. La maggior parte delle donne che lo frequentano non sa nemmeno che sono italiana. Eppure è, a tutti gli effetti, una comunità:
- Esiste da oltre cent’anni, gestita dalla Kenwood Ladies’ Pond Association
- Il telefono non è ammesso, il che elimina ogni forma di performance o esposizione sociale
- Le donne si spogliano senza vergogna, indipendentemente da età, corpo o condizione di salute, comprese donne che hanno attraversato un tumore al seno
- Si sono formati rituali spontanei: un coro di buon compleanno quando qualcuna si tuffa nel giorno giusto, un coro settimanale il giovedì sera
Nessuno di questi elementi è stato imposto da un regolamento. Sono nati dalla ripetizione: le stesse persone, nello stesso posto, settimana dopo settimana, per anni. Io stessa ci torno tutti i giorni, anche in inverno: l’anno scorso mi sono fermata solo il dieci dicembre, quando l’acqua era troppo fredda anche per me, e sono tornata alle prime giornate tiepide di primavera.
Il meccanismo non è isolato al mio caso specifico. Scrivendo su H&E, rivista britannica dedicata al naturismo, la giornalista Helen Berriman descrive lo stesso effetto negli spazi naturisti riservati alle donne: la libertà dal giudizio, dal confronto e dalla pressione di rispettare standard corporei impossibili. Il Kenwood Ladies’ Pond non è un contesto naturista, ma il principio di fondo, uno spazio solo per donne che elimina la necessità di doversi giustificare, coincide.
Cosa significa questo per chi vive all’estero
Il punto centrale, dal mio punto di vista clinico, non è che occorra trovare “una comunità italiana” per sentirsi a casa. Il bisogno più profondo è diverso: un posto dove non serva più spiegarsi, tradursi, giustificare la propria presenza.
Questo bisogno può essere soddisfatto in contesti che non hanno nulla a che fare con l’Italia o con la lingua italiana. Quello che conta, nella mia esperienza clinica, è:
- La ripetizione nel tempo: la fiducia si costruisce goccia a goccia, non in un solo incontro
- L’assenza di giudizio sul corpo, sull’aspetto, sulla performance sociale
- Un contesto che non richiede di raccontare la propria storia per essere accettate
Come riconoscere (o costruire) questo tipo di spazio
Se ti riconosci in questa difficoltà, alcune domande possono aiutarti a orientarti:
- C’è un luogo che frequenti con regolarità, anche piccolo, dove nessuno ti chiede da dove vieni?
- Quando eri lì l’ultima volta, ti sei sentita giudicata o semplicemente presente?
- Cosa succederebbe se tornassi lì con la stessa costanza con cui, magari, cerchi ancora “la comunità giusta”?
- Esiste già, nella tua routine, un posto che scarti perché “non conta” solo perché non è fatto di connazionali?
Non è detto che la risposta sia un luogo nuovo. A volte è un luogo che già frequenti, ma che non hai ancora riconosciuto come quello che stavi cercando. Altre volte, invece, serve davvero costruirlo da capo: scegliere un’attività con cadenza fissa, tornarci anche quando non se ne ha voglia, e lasciare che sia il tempo, non il primo incontro, a creare la fiducia.
Quando la solitudine da expat richiede un supporto più strutturato
Non tutte le forme di isolamento si risolvono trovando il posto giusto. A volte la fatica di tradursi ogni giorno, la stanchezza di rappresentare costantemente se stesse in una lingua e in un contesto che non sono quelli d’origine, ha bisogno di uno spazio dedicato per essere elaborata, non solo di un nuovo luogo da frequentare. È qui che un percorso di psicoterapia specifico per questa esperienza può fare la differenza, soprattutto quando chi ascolta ha vissuto in prima persona lo stesso spazio tra due mondi.
Marianna
Se questo articolo ti risuona, o se vuoi approfondire il tema della solitudine e dell’appartenenza vivendo lontano dal proprio paese, scrivimi: lavoro con donne italiane all’estero online e a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath.
Per approfondire altri aspetti della vita da expat, leggi anche: Il conto che il corpo presenta e Vivere solo per lavorare e pagare (link da inserire quando i rispettivi articoli sono live su TherapyTribe).
Chi è Marianna Trezza
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull’adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).
Ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, oltre vent’anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata.
Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.
Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell’appartenenza lontano da casa.