Ero uscita di casa senza una giacca pesante, solo un impermeabile leggero, per comprare della verdura. Nel negozio ho incontrato un’amica di lunga data del mio gruppo di tai chi: non ci vedevamo da tempo, e quell’incontro casuale mi ha ricollegata subito a una parte di me che avevo lasciato un po’ da parte.
Uscita dal negozio, un freddo improvviso e pungente mi ha spinta a camminare veloce verso casa. In poco più di un chilometro ho incontrato altre quattro donne:
- un’amica italiana, conosciuta ai tempi della scuola dei nostri figli
- un’amica francese, designer e giardiniera, che a cinquant’anni si è rimessa a studiare ceramica
- un’amica italiana con cui condivido camminate e buona cucina
- la mia vicina dello Zimbabwe, che quel giorno portava il lutto per il suocero, uscita a raccogliere nel suo orto una verdura che le ricorda il suo paese natale
Mi ha colpito pensare che, in un momento di lutto, non avesse bisogno di spiegare la sua cultura a nessuno: le bastava sentirsi vicina alle sue radici attraverso un gesto semplice. È lo stesso bisogno che riconosco in me quando, qui a Londra, cerco gli ingredienti per cucinare un piatto della mia infanzia: non è un gesto per raccontare la propria cultura a qualcun altro, è un modo per restare ancorate a dove si viene, soprattutto per chi vive lontano da casa.
In un solo chilometro avevo incontrato quattro nazionalità diverse, cinque storie, quattro lingue. Mi ha colpito pensare a quanto fossi, ogni giorno, circondata da legami che normalmente non noto nemmeno. È stato proprio il freddo imprevisto a rendermeli evidenti tutti insieme.
Cosa dice la ricerca sulle connessioni sociali
L’American College of Lifestyle Medicine descrive questo pilastro come il coltivare relazioni, legami di famiglia, amicizie, senso di comunità e, per chi lo desidera, una dimensione spirituale: tutto ciò che dà significato e scopo alla vita quotidiana. Le stesse fonti collegano l’isolamento sociale a un rischio più alto di malattie croniche e mortalità prematura, e la solitudine a depressione, ansia, malattie cardiovascolari e declino cognitivo.
Lo studio di Harvard sullo sviluppo adulto, in corso da oltre ottant’anni e tra i più longevi mai condotti sul benessere umano, offre forse la conferma più solida. Secondo il suo attuale direttore, lo psichiatra Robert Waldinger, non è il successo professionale né il patrimonio accumulato a predire chi arriva più sano e più felice alla vecchiaia, ma la qualità delle relazioni. Chi ha legami sociali solidi presenta tassi più bassi di diabete, artrite e declino cognitivo; lo studio indica, come possibile meccanismo, il ruolo che le relazioni giocano nel regolare lo stress del corpo.
Anche la ricerca sulle Zone Blu, le aree del pianeta dove si vive più a lungo, individuate da Michel Poulain e Gianni Pes e divulgate al grande pubblico da Dan Buettner, indica tre abitudini legate proprio alla socialità, tra i nove tratti di stile di vita condivisi (i cosiddetti Power 9):
- appartenere a una comunità
- mettere la famiglia al primo posto
- scegliere con cura le amicizie che si frequentano ogni giorno
Un pilastro in evoluzione
Vale la pena segnalare che l’ACLM sta valutando di ampliare il nome di questo pilastro, da connessione sociale a connessione in senso più ampio, per includere anche il legame con la natura e con una dimensione che va oltre la vita quotidiana. È un’estensione che trovo coerente: il tipo di connessione che ho sentito quel pomeriggio freddo, incontrando cinque donne diverse, non è così lontana da quella che sento camminando su Hampstead Heath, o in silenzio durante una lezione di tai chi.
Quello che vedo nel mio lavoro clinico
Nel mio lavoro con donne che vivono lontano dal proprio paese, vedo spesso quanto la solitudine possa restare invisibile proprio perché considerata normale: le amicizie vere richiedono tempo per costruirsi in un posto nuovo, e si finisce per sottovalutare quante persone, in realtà, già fanno parte della propria vita. Un esercizio semplice che propongo spesso è elencare, alla fine di una settimana qualunque, ogni persona con cui ci si è davvero sentite connesse, anche per pochi minuti: il numero, quasi sempre, sorprende in positivo.
I sei pilastri, in breve
Questo articolo chiude una serie di sette pezzi nata da un ricordo di mio nonno, che non aprì mai un libro di medicina eppure ne applicava diversi principi senza saperlo. I sei pilastri della medicina dello stile di vita, secondo l’American College of Lifestyle Medicine, sono: un’alimentazione prevalentemente vegetale e integrale, l’attività fisica, il sonno riparatore, la gestione dello stress, l’evitare sostanze nocive, e le connessioni sociali positive di cui ho parlato oggi. Nella mia esperienza clinica, nessuno di questi pilastri funziona davvero isolato dagli altri.
Se questo articolo ti ha fatto pensare a quante connessioni, nella tua giornata, passano inosservate, può valere la pena parlarne con un professionista che consideri le relazioni parte integrante del benessere, non un argomento accessorio.
Questo articolo nasce da Parole sulla soglia, la mia rubrica settimanale per donne che vivono tra due mondi: se vuoi riceverla ogni domenica, scrivimi in privato.
Marianna Trezza è psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling (il counselling sull’adattamento tra culture), con un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ha iniziato il suo percorso clinico nel 2003 e da quattro anni conduce anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel di Hampstead. Offre counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine, o porti la fatica invisibile di tradurre se stesse ogni giorno: la propria lingua, le proprie emozioni, chi è, nel tentativo di sentirsi finalmente a casa in se stessa.
Leggi anche:‘O ricotto, il rimedio di famiglia che uno studio scientifico ha confermato esistere davvero – TherapyTribe, la puntata precedente della stessa serie, sul pilastro di evitare le sostanze nocive.
Fonti: ACLM — Connectedness as Medicine, ACLM — Pillar updates: stress management and social connection, Robert Waldinger — Harvard research reveals the key to living longer and happier, The Science Behind Blue Zones