Hai aspettato anni.
Anni in cui ti sei detta: quando avrò imparato la lingua, trovato la routine, smesso di sentirmi straniera al lavoro, starò meglio. Quando avrò il contratto a tempo indeterminato, starò meglio. Quando avrò lo scatto di carriera, starò meglio. Quando avrò sistemato l’affitto, starò meglio. Quando avrò comprato una casa più grande, quando l’avrò arredata con il mio gusto, nella zona che desideravo, quando avrò finito di ripagare il mutuo, allora sì, potrò stare meglio. Quando avrò fatto tutti i viaggi dei miei sogni, quando troverò il/la partner ideale, quando avrò un figlio, quando troverò la scuola migliore per lui, quando troverà un lavoro, troverà un/a partner, quando diventerò nonna… allora starò meglio.
Per tutta la tua vita all’estero hai combattuto, con le unghie e con i denti. Tenendo duro quando ti svegliavi la notte dalle preoccupazioni, quando sentivi lo stomaco che fa male o una fame insaziabile, quando tornavi a casa da sola dopo il lavoro e il silenzio aveva un peso diverso da tutti gli altri silenzi.
Poi è arrivato il momento che aspettavi. Il contratto, la stabilità, la casa. Adesso posso respirare, hai pensato. Adesso posso finalmente godermi la vita.
E invece hai cominciato a notare che tutto quello che avevi sempre desiderato non ti soddisfaceva, non ti dava gioia. E forse hai avuto un esaurimento nervoso. Il corpo era stanco di una stanchezza che non andava via nemmeno con dodici ore di sonno. All’improvviso, quando meno te lo aspettavi.
Il conto che il corpo presenta quando finalmente puoi respirare
Ti sei svegliata una mattina, con tutto quello che avevi voluto, e non riuscivi ad alzarti dal letto. Non nel modo visibile e urgente che giustifica tutto agli occhi degli altri: in un modo strano, silenzioso, come se il corpo avesse aspettato che tu fossi al sicuro per crollare.
Non è fragilità. Non è ingratitudine. È il conto che arriva.
Vent’anni di lavoro clinico con lo schema del “crollo dopo la stabilità”
Lavoro come psicoterapeuta specializzata in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull’adattamento tra culture, a Londra da oltre vent’anni. Nel mio studio lo sento spesso, quasi con le stesse identiche parole: “non sono più la persona che ero.” Oppure, da chi descrive anni passati a sostenersi da sola: “vivo solo per lavorare e pagare.” Non riesco a godermi le piccole gioie. È come se ci fosse la continua ricerca di qualcosa da fare, qualcosa per cui preoccuparsi.
Lo vedo da oltre vent’anni, con donne italiane che vivono all’estero da cinque, dieci, vent’anni: il crollo arriva quasi sempre dopo la stabilità, non durante la crisi più acuta. Non è una sensazione isolata. È uno schema clinico ricorrente, riconoscibile, e per questo si può affrontare.
Cosa c’è davvero dietro al crollo
C’è qualcosa che nessuno dice quando si parte. Si dice che sarà difficile all’inizio, che mancherà l’Italia, che ci sarà fatica con la lingua e le distanze; si dice che poi passa, e in un certo senso è vero. Quello che non si dice è che il corpo tiene il conto: tutte le nostre esperienze, i traumi piccoli e grandi, si registrano nella memoria di ogni cellula.
Ogni anno, ogni giorno, ogni ora all’estero passato a tradurre non solo le parole ma le emozioni, i bisogni, chi sei. Ogni telefonata ai genitori dove sorridi e dici di stare bene, perché ammettere il contrario significherebbe dover giustificare la scelta di essere partita: il copione è chiaro, all’estero si deve stare bene, altrimenti perché restarci? Ogni volta che hai pensato “l’onda passerà” e hai aspettato che passasse, davvero. Il corpo continua a ricordare tutto, è la tua memoria storica, e quando finalmente arrivi in porto sicuro, lui presenta il conto.
Anni di depressione mai curata, a tener duro. Anni di solitudine tenuta insieme dalla forza di volontà. Arrivano tutti insieme, strato sopra strato: si manifestano, ti ricordano da dove vieni e quanto è stata dura arrivare lì. Te lo ricordano anche se la memoria razionale “l’ha dimenticato”; te lo ricordano quando smetti di correre, e per un momento non sai cosa farne.
Come si comincia a guardare quello che la sopravvivenza non lasciava vedere
Quello che vedo funzionare, nel lavoro con le donne italiane che seguo a Londra, è un percorso che unisce più strumenti:
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Nominare lo schema: riconoscere che il crollo post-stabilità è un fenomeno reale, non una mancanza personale
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Lavorare sul corpo, non solo sui pensieri: attraverso ipnoterapia, tecniche somatiche, EFT e terapia NESA, perché il conto si tiene nel corpo, non solo nella mente
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Dare un nome a quello che è rimasto senza nome: la nostalgia, la solitudine, la stanchezza accumulata in anni di resilienza forzata
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Ricostruire dal sicuro, non dall’emergenza: usare la stabilità appena raggiunta come base, non come ostacolo, per guardarsi e osservarsi con onestà, per come si è davvero
Per una problematica specifica, il percorso richiede in genere dai 3 ai 6 mesi.
Non sei più fragile delle altre
Se ti riconosci in questo, se hai aspettato di stare bene e adesso non sai cosa fare di questo “stare bene” che non assomiglia a quello che immaginavi, non significa che sei meno forte. Significa che il corpo ha aspettato di essere al sicuro per dirti quello che la sopravvivenza non ti lasciava sentire.
Mi piacerebbe sapere se anche tu hai vissuto questo momento, il crollo arrivato proprio quando tutto sembrava finalmente a posto. Scrivimi e raccontamelo: a volte basta sentirsi capite per cominciare a guardarci dentro.
Se invece senti che è il momento di affrontarlo con un percorso vero, offro anche una prima seduta di valutazione di 90 minuti a tariffa ridotta (£45), in presenza a Kentish Town, Gospel Oak e Camden Town, online o come walk & talk a Hampstead Heath: trovi tutte le info nelle mie FAQ.
Chi è Marianna Trezza
Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull’adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual). Ho studiato Comunicazione e Media all’Università degli Studi di Salerno prima di specializzarmi in psicologia, e ho iniziato il mio percorso clinico nel 2003, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata. Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead. Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano a Londra, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell’appartenenza lontano da casa.