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Come si sceglie la terapeuta giusta quando vivi lontano da casa: la qualifica non basta, serve anche il click

Marianna Trezza -The Growing mindset
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In più di vent’anni di lavoro come psicoterapeuta, una sola cliente mi ha mai chiesto di vedere le mie qualifiche. Mi ha chiesto anche di vedere la mia carta d’identità, quasi scusandosi appena l’ha fatto. Quella domanda ha aperto una porta che raramente si apre così presto: nella stessa prima seduta mi ha raccontato di tutte le volte in cui si era fidata di qualcuno ed era rimasta scottata, tradita, presa per scontata. Si era ripromessa che non sarebbe successo più.

Perché scegliere bene è più difficile quando vivi tra due mondi

Chi non ha vissuto all’estero, o non l’ha fatto abbastanza a lungo, fatica a immedesimarsi davvero nelle fasi che attraversi quando la tua casa è in due posti insieme. Non è mancanza di buona volontà: certe cose, come insegna l’antropologia, non si capiscono da fuori, si capiscono solo vivendo la cultura da dentro.

Nel lavoro clinico che faccio da anni con donne italiane a Londra, riconosco alcuni pattern ricorrenti in chi ha già provato altre strade prima di arrivare da me:

  • Terapeuti italiani che non capiscono cosa significhi vivere fuori dall’Italia
  • Terapeuti del posto, inglesi o di altra nazionalità, che non condividono la stessa storia: le stesse tradizioni, le canzoni canticchiate a memoria, le piccole cose che non si spiegano a parole
  • Un’assegnazione algoritmica su una piattaforma, senza nessuna possibilità di scegliere davvero
  • La sensazione, dopo una o due sedute, che manchi quello spessore, quella empatia, quell’interesse vero ad aiutare

Le domande da farsi prima di scegliere

Quando scegli chi ti accompagnerà nei momenti più delicati, non basta la specializzazione scritta su un sito. Vale la pena chiedersi:

  • Da quanti anni vive fuori dal proprio paese d’origine?
  • Per quanto tempo, e in quanti paesi diversi?
  • È partita per lavoro, per scelta personale, o per allargare i propri orizzonti?
  • Se parla la tua lingua, è perché l’ha imparata da adulta vivendo la tua stessa esperienza, o solo per studio?

Oltre il titolo di studio: qualifiche e supervisione

Vale la pena farsi una piccola rosa di nomi, quelli che colpiscono per qualcosa scritto o raccontato da altre, e poi:

  • Cercare le qualifiche e verificare l’iscrizione all’albo professionale
  • Chiedere se ha una supervisione professionale attiva
  • Verificare l’iscrizione a un organo di categoria riconosciuto (il BACP o l’UKCP per chi lavora nel Regno Unito, o l’equivalente nel proprio paese, se esiste.)

Chi fa supervisionare il proprio lavoro da un’altra professionista, in modo confidenziale e al di sopra delle parti, resta più facilmente nel pieno delle proprie risorse, e riconosce prima quando è lei stessa ad aver bisogno di aiuto, invece di portartelo addosso senza saperlo.

Il segnale che conta di più: il click

In studio lo sento con parole diverse, ma è sempre la stessa sostanza: “le prime due che mi avevano assegnato non mi convincevano”, oppure “ho provato anche con qualcuna del posto, ma non ho trovato quello spessore”. Chi lo vive lo chiama il click. Dal punto di vista clinico, è la parte del corpo che riconosce, prima della mente, la persona a cui potrai raccontare quello che non hai mai raccontato a nessuno, senza paura di essere giudicata.

Una mia cliente, Claudia, lo ha scritto meglio di come saprei fare io in una recensione a fine percorso: “Quella che inizialmente era solo una fiducia istintiva si è trasformata nel tempo in una certezza.” Non sempre si sceglie con la testa. A volte si comincia semplicemente a fidarsi, ed è lì che comincia tutto il resto.

Dopo una prima seduta, la domanda più utile non va rivolta all’intelletto ma al corpo: si è calmato? Ti sei sentita a tuo agio come non ti capitava da tempo? Le teorie, il metodo, le tecniche contano e non vanno sottovalutate, ma quello che conta davvero, alla fine, è come ti senti insieme a quella persona.

Quando questo tema richiede un supporto più strutturato

Trovare non una terapeuta qualsiasi, ma quella giusta, è un lavoro che nessuno può fare al posto tuo, soprattutto quando vivi lontano da casa e porti già il peso di tradurti ogni giorno, in ogni lingua, in ogni contesto. Se questo articolo ti risuona, o se stai cercando qualcuno che capisca cosa significa vivere tra due mondi, scrivimi: lavoro con donne italiane all’estero online e a Londra, anche come Walk and Talk a Hampstead Heath.

Per approfondire altri aspetti della vita da expat, leggi anche: Sentirsi sole vivendo all’estero: perché la comunità che cerchi potrebbe essere diversa da quella che immagini e Vulnerabilità maschile: perché è così difficile vederla, e perché conta ancora di più se vivi lontano da casa (link da inserire quando live su TherapyTribe).

Chi è Marianna Trezza

Sono psicoterapeuta italiana a Londra, MA (Hons), Adv. Dip. Cons., MBACP: Full Member del British Association for Counselling and Psychotherapy (n. 572613), con una specializzazione in X-Cultural Adaptation Counselling, il counselling sull’adattamento tra culture, oltre a qualifiche in Therapeutic Counselling (CPCAB, City & Islington College), Advanced Hypnotherapy (GHSC/CMA, Holistic Healing College), Energy Psychology Techniques, Spiritual Life Coaching (CMA) e un Level 5 Health Coaching Diploma (CNM London, Ofqual).

Ho iniziato il mio percorso clinico nel duemilatré, oltre vent’anni fa, con adolescenti a Youth Reach (Greenwich), adulti vulnerabili a Mind (Tower Hamlets) e bambini a The Place2Be (Cricklewood), prima di dedicarmi alla pratica privata. Da quattro anni conduco anche il Death Cafe mensile alla Rosslyn Hill Chapel, comunità spirituale unitariana a Hampstead.

Offro counselling, ipnoterapia e health coaching in italiano, inglese e napoletano, a Londra e online, per donne italiane all’estero e per chiunque viva la sfida del burnout, della solitudine e dell’appartenenza lontano da casa.